Programmazione Cinema Italia dal 07-11 al 11-12

PALLE DI NEVE (snowtime) di F. Brisson
Sophie e la sorellina Lucie si sono appena trasferite in un piccolo villaggio canadese, ricoperto dalla neve. Di ragazze con cui fare amicizia se ne vedono poche all’orizzonte e i maschi, ai loro occhi, sembrano non essere meno noiosi e incomprensibili dei maschi della loro età un po’ ovunque. L’inizio delle vacanze invernali porta però una novità. Si decide di organizzare una vera e propria guerra di palle di neve, che durerà per le due settimane di chiusura della scuola. Luc e Sophie, entrambi undicenni, si ritrovano, quasi senza volere, a capo di due agguerritissime squadre avversarie, in lotta per occupare un fortino. Ma la battaglia viene presa troppo sul serio, e serie si fanno le sue conseguenze, costringendo i bambini a rivedere il loro comportamento.
FAI BEI SOGNI di M. Bellocchio con V. Mastandrea
Storia di una difficile ricerca della verità e allo stesso tempo la paura di scoprirla. La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo, nove anni appena, trova suo padre nel corridoio sorretto da due uomini: sua madre è morta. Massimo cresce e diventa un giornalista. Dopo il rientro dalla Guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, incontra Elisa. La vicinanza di Elisa aiuterà Massimo ad affrontare la verità sulla sua infanzia ed il suo passato.
“(…) Bellocchio è un regista capace di accensioni folgoranti più che un vero narratore, o meglio racconta proprio attraverso immagini capaci di condensare in un lampo tutto un mondo, un conflitto, una vertigine interiore. Così, emoziona quando intreccia il destino di Massimo a incontri brevi ma decisivi, come quello con il professore-sacerdote che gli dà una sonora lezione di vita, il sempre magnifico Roberto Herlitzka; o quello, notturno e avventuroso, con l’innominato ‘presidente’ (…). Ma segna un po’ il passo quando il povero Massimo (…) viene lasciato solo con i suoi fantasmi (Belfagor, terrificante serie tv anni 60), con i ricordi della madre (l’inedita e intonatissima Barbara Ronchi), o con quel padre reticente e bugiardo (…). Come se questa storia così vera e così vicina finisse per inibire un regista (pensiamo a ‘Buongiorno, notte’), abituato alla più totale inventiva e libertà.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 13 maggio 2016).
BIANCA & GREY E LA POZIONE MAGICA di  A. Galat
In una lontana terra magica, in un piccolo villaggio pittoresco immerso tra prati verdi e dolci colline, vive un gregge di pecore. Ma la loro vita viene interrotta quando un branco di lupi si accampa in un burrone nelle vicinanze. In conformità con le antiche tradizioni, il capobranco Magra annuncia che il suo futuro successore dovrà mostrarsi il più forte tra i suoi rivali. Quando il potente e sanguinario Ragear si fa avanti, l’unico lupo con il coraggio di sfidarlo è Grey, il favorito del branco, ma goffo e senza speranze. Per diventare un leader e conquistare l’amore di Bianca, Grey si reca nel bosco, dove scopre un campo di conigli. È qui che il coniglio indovino Mami gli dà una pozione magica. Grey beve la pozione e torna alla tana dei lupi, ma al suo arrivo scopre di essere stato trasformato in… un ariete!.
AGNUS DEI di A. Fontaine
Polonia, dicembre 1945. Mathilde Beaulieu, giovane collaboratrice della Croce Rossa responsabile dei sopravvissuti francesi prima del loro rimpatrio, viene chiamata a prestare soccorso a una suora polacca. Riluttante sulle prime, Mathilde infine accetta di seguirla nel convento di suore benedettine in cui, lontano dal mondo che le circonda, vivono una trentina di religiose. Qui, Mathilde scoprirà che molte di loro sono state sottoposte a violenze carnali da parte di soldati sovietici e che sono in procinto di partorire. A poco a poco, l’atea e razionalista Mathilde svilupperà una complessa relazione con queste suore saldamente fedeli alle regole della loro vocazione….
“(…) è un film intenso e vigoroso che Anne Fontaine ha girato avendo intercettato la vera storia di Madeleine Paulia – conservata in alcuni appunti -, medico ufficiale delle Forze interne francesi nominata nell’aprile del 1945 primario all’ospedale francese di Varsavia e in forza alla Croce Rossa, con duecento missioni svolte in territorio polacco. In queste circostanze ebbe modo di scoprire l’orrore degli stupri perpetrati dai russi, che non avevano risparmiato di abusare per giorni anche di quelle monache, lasciandone sette incinte. (…) La regista, con squisita sensibilità femminile e assoluto rispetto per un tema così forte e doloroso – sono perfetti, talvolta strazianti, i dialoghi, e delicatissimi, sofferenti i volti delle consacrate – si mette a lato di Mathilde, conservandone lo stupore e l’angoscia (…). E senza tesi dimostrative: lo spettatore attento non può che entrare in sintonia profonda con quei volti di donne – sono tutte eccezionali le attrici – e con le domande, alcune senza risposta, che le monache e il medico si pongono. Passando dall’oscurità alla luce (…).” (Luca Pellegrini, ‘Avvenire’, 10 aprile 2016).
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Programmazione Cinema Italia dal 30-11 al 04-12

VADO A SCUOLA: il grande giorno di P. Plisson
Albert ha 11 anni, vive nella capitale cubana ed è un piccolo talento della boxe. Deegii, in Mongolia, studia per diventare contorsionista. Tom è ugandese, ha una passione per le grandi scimmie e sta frequentando una scuola per ranger. Nidhi, a Benares, studia con profitto matematica, anche se la sua famiglia non può aiutarla, perché non è abbastanza istruita. Il sogno di Nidhi è diventare un giorno un ingegnere.
Dopo aver raccontato la determinazione e il coraggio di alcuni bambini di diverse parti del mondo che percorrevano un numero incredibile di kilometri, nelle situazioni più scomode, per raggiungere la scuola più vicina e la possibilità di un’istruzione che cambiasse il loro futuro, Pascal Plisson torna a seguire quattro giovani che hanno voglia di farcela, (ri)presi nel giorno della prova, accademica o sportiva, che potrebbe cambiare la loro vita e quella delle loro famiglie.
PALLE DI NEVE (snowtime) di F. Brisson
Sophie e la sorellina Lucie si sono appena trasferite in un piccolo villaggio canadese, ricoperto dalla neve. Di ragazze con cui fare amicizia se ne vedono poche all’orizzonte e i maschi, ai loro occhi, sembrano non essere meno noiosi e incomprensibili dei maschi della loro età un po’ ovunque. L’inizio delle vacanze invernali porta però una novità. Si decide di organizzare una vera e propria guerra di palle di neve, che durerà per le due settimane di chiusura della scuola. Luc e Sophie, entrambi undicenni, si ritrovano, quasi senza volere, a capo di due agguerritissime squadre avversarie, in lotta per occupare un fortino. Ma la battaglia viene presa troppo sul serio, e serie si fanno le sue conseguenze, costringendo i bambini a rivedere il loro comportamento.
 
FAI BEI SOGNI di M. Bellocchio con V. Mastandrea
Storia di una difficile ricerca della verità e allo stesso tempo la paura di scoprirla. La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo, nove anni appena, trova suo padre nel corridoio sorretto da due uomini: sua madre è morta. Massimo cresce e diventa un giornalista. Dopo il rientro dalla Guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, incontra Elisa. La vicinanza di Elisa aiuterà Massimo ad affrontare la verità sulla sua infanzia ed il suo passato.
“(…) Bellocchio è un regista capace di accensioni folgoranti più che un vero narratore, o meglio racconta proprio attraverso immagini capaci di condensare in un lampo tutto un mondo, un conflitto, una vertigine interiore. Così, emoziona quando intreccia il destino di Massimo a incontri brevi ma decisivi, come quello con il professore-sacerdote che gli dà una sonora lezione di vita, il sempre magnifico Roberto Herlitzka; o quello, notturno e avventuroso, con l’innominato ‘presidente’ (…). Ma segna un po’ il passo quando il povero Massimo (…) viene lasciato solo con i suoi fantasmi (Belfagor, terrificante serie tv anni 60), con i ricordi della madre (l’inedita e intonatissima Barbara Ronchi), o con quel padre reticente e bugiardo (…). Come se questa storia così vera e così vicina finisse per inibire un regista (pensiamo a ‘Buongiorno, notte’), abituato alla più totale inventiva e libertà.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 13 maggio 2016)
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Programmazione Cinema Italia dal 22-11 al 24-11

7 MINUTI di M. Placido
L’azienda tessile Varazzi è in procinto di siglare l’accordo che la salverà dalla chiusura immediata. I partner francesi sono pronti a concludere, ma all’ultimo momento consegnano alle undici componenti del consiglio di fabbrica una lettera che chiede loro di sacrificare sette minuti di intervallo al giorno. Il consiglio è composto da nove operaie e un’impiegata, più una rappresentante sindacale, Bianca, dipendente della Varazzi da decenni.
Le componenti del consiglio sono uno spaccato della forza lavoro femminile contemporanea nel nostro Paese: c’è la ventenne neoassunta e la veterana con figlia incinta; c’è l’immigrata africana, quella albanese concupita dal proprietario della fabbrica, quella che prende botte dal marito e la semitossica. Anche l’impiegata è un’ex operaia trasferita in ufficio da quando un incidente sul lavoro l’ha lasciata su una sedia a rotelle. Questa galleria di personaggi denuncia la matrice teatrale di 7 minuti, testo scritto (anche per il grande schermo) da Stefano Massini (la sceneggiatura è cofirmata da Michele Placido e Toni Trupia), che cerca di concentrare in quel pungo di figure femminili quasi tutte le problematiche che affliggono le donne in Italia. La costruzione drammaturgica segue la falsariga de La parola ai giurati, classico del ’57 firmato (per la televisione) da Sidney Lumet di cui è stato realizzato un remake nel 2007 da Nikita Mikhalkov, 12. A Ottavia Piccolo, nei panni di Bianca, tocca il ruolo che fu di Henry Fonda, ovvero la voce della ragione che sa penetrare le coscienze di chi, reagendo di pancia, cerca invece la soluzione più immediata, come Angela, l’operaia napoletana con quattro figli cui dà la presenza “pesciarola” Maria Nazionale: ed è una scelta di casting azzeccata affidare quel ruolo a una cantante, perché la potente voce di Angela sembra voler costantemente sopraffare quella pacata di Bianca. L’altra cantante del cast è Fiorella Mannoia nei panni di Ornella, coetanea di Bianca e memore di un tempo in cui i diritti degli operai erano tutelati: la sua prova di attrice è notevole e inaspettata. Ambra Angiolini presta la sua incazzatura alla combattiva Greta e Violante Placido è un’insolita contabile dall’aspetto dimesso.
FREAKS di T. Browning
Un classico di genere, ritirato quasi subito dopo la prima dal boss della MGM che lo giudicò (dal suo punto di vista non aveva torto) troppo duro per i delicati stomaci degli spettatori del 1932. Browning usò veri nani e veri “mostri” (fra cui due fratelli siamesi) per questa horror story che molti giudicano il suo capolavoro. Protagonista è la bella di un circo, un’acrobata, che acconsente a sposare un nano. Poi lo avvelena per potersi mettere con l’uomo forzuto della compagnia. Ma gli altri nani se ne accorgono e la conciano per le feste (cioè la storpiano finché la bella non diventa anch’essa un mostro).
“Freaks”, il film che costò al suo regista il bando da Hollywood, si è guadagnato l’appellativo di film maledetto per la mezz’ora intera che sarebbe stata tagliata per volere dei produttori della Metro-Goldwyn-Mayers. L’impatto che ebbe sul pubblico alle prime proiezioni fu devastante: malori, proteste, accuse di sfruttamento delle menomazioni umane per fare del becero sensazionalismo. In verità quello che Browning voleva era palesare la normalità dell’universo degli anormali. Non c’è nessuna stranezza nel vedere i legami di amore e amicizia che si intrecciano tra i protagonisti del circo di “Freaks”. E tantomeno non vi è alcuna morbosità nel riprendere dei veri uomini e donne con le caratteristiche fisiche più diverse e varie. Questo, chiaro, il pubblico, ma anche la critica del 1932 certo non poteva capirlo pienamente; e la genialità dell’opera di Browning, che già nella prima parte della sua folgorante carriera aveva dimostrato di avere a cuore di mettere in scena proprio il pregiudizio generalizzato del pubblico, sta proprio in questo: fotografare ciò che è la realtà, la paura del diverso, del “malformato”.

KUBO E LA SPADA MAGICA di T. Knight

Kubo è un cantastorie. Di giorno al villaggio suona e canta le gesta di storie senza un finale, animate davanti al suo pubblico di strada tramite origami; di notte invece si nasconde da un nemico occulto che lo cerca per privarlo dell’unico occhio che gli rimane (l’altro è bendato): il nonno. Ultimo di una famiglia legata alla magia, vive con una madre che sembra aver perso ogni forza per lottare e che, quando il nonno li troverà, scompare nel tentativo di far scappare il figlio. Inizia così il viaggio di Kubo, assieme a uno scarafaggio gigante e una scimmia, alla ricerca di un elmo, un’armatura e una spada che insieme gli consentiranno di sconfiggere l’ingombrante nonno.
Mascherata, tradotta, celata e messa in forma di allegoria, c’è una storia di formazione e di abbandono del nido familiare dietro Kubo e La Spada Magica. E quanto più questo cartone animato in stop motion aggiunge strati che impediscano di scorgere davvero la sua natura, tanto più sembra caricarsi di un senso romantico e perduto. Più cioè si allontana dalla propria essenza (un ragazzo diventa un uomo emancipandosi dalla propria famiglia), più riesce a raccontare questo passaggio condendolo con un’epica presa direttamente dall’intimità inconfessabile di ognuno.
CAFE’ SOCIETY di W. Allen
New York, anni Trenta. Bobby Dorfman lascia la bottega del padre e la East Coast per la California, dove lo zio gestisce un’agenzia artistica e i capricci dei divi hollywoodiani. Seccato dall’irruzione del nipote e convinto della sua inettitudine, dopo averlo a lungo rinviato, lo riceve e lo assume come fattorino. Bobby, perduto a Beverly Hills e con la testa a New York, la ritrova davanti al sorriso di Vonnie, segretaria (e amante) dello zio. Per lui è subito amore, per lei no ma il tempo e il destino danno ragione al sentimento di Bobby che le propone di sposarlo e di traslocare con lui a New York. Ma il vento fa (di nuovo) il suo giro e Vonnie decide altrimenti. Rientrato nella sola città in cui riesce a pensarsi, Bobby dirige con charme il “Café Society”, night club sofisticato che diventa il punto di incontro del mondo che conta. Sposato, padre e uomo di successo, anni dopo riceve a sorpresa la visita di Vonnie. Con lo champagne, Bobby (ri)apre il cuore e si (ri)apre al dolce delirio dell’amore.
Commedia del piacere negato, Café Society è la cronaca di una storia d’amore mancata che ribadisce quello che per Woody Allen conta da sempre: il cinema, le donne, se stesso.
 
DOMANI di M. Laurent
In seguito alla pubblicazione di uno studio che annuncia la possibile scomparsa di una parte dell’umanità da qui al 2100, Cyril Dion e Mélanie Laurent intraprendono un viaggio intorno al mondo per scoprire cosa potrebbe provocare questa catastrofe, ma soprattutto come evitarla. Risultato: una sorprendente, contagiosa e ottimista spinta al cambiamento, a partire già da DOMANI.
La sconfinata vitalità del cinema documentario contemporaneo induce ad aspettarsi dal genere un lavoro di ricerca e di messa a fuoco sulla realtà che vada oltre il resoconto informativo, fino a farsi spaccato a 360°, presa di posizione, sguardo sul mondo e le sue molteplici prospettive. Anche Domani, documentario firmato da Cyril Dion e da Mélanie Laurent arrivato nelle sale italiane dopo l’enorme successo in Francia, coltiva l’ambizione non da poco di dar voce, in maniera al contempo consapevole e didattica, sfaccettata e particolaristica, alle problematiche più rilevanti che investono il pianeta in cui viviamo sotto il profilo sociale, politico ed economico, andando così a toccare svariati settori come l’agricoltura, l’urbanistica, l’energia, l’economia, la democrazia e l’istruzione.

Saranno presenti in sala STEFANO BIANCHI – presidente di AIAB VENETO (Associazione Italiana Agri coltura Biologica) e MASSIMO RENNO – presidente di AEres-Venezia per l’altraeconomia.

 

 

 

 

 

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Programmazione Cinema Italia dal 15-11 al 20-11

martedì 15 novembre:
ore 18.30 – TROLLS (€ 4)
ore 21 – LA MORTE CORRE SUL FIUME  (ANTEPRIMA FILM INDIMENTICABILI – ingresso € 4)
versione originale sottotitolata in italiano
mercoledì 16 novembre:
ore 18.00 e 21 – DOMANI (cineforum – ingresso € 4)
Saranno presenti in sala STEFANO BIANCHI presidente di AIAB VENETO e ARIANNA DE MONTE cooperativa ACLI SAN GAETANO – BANDERA FLORIDA – BOTTEGA DEL MONDO.
sabato 19 novembre:
ore 16.30 e 18.30 – KUBO E LA LEGGENDA DELLA SPADA MAGICA
ore 21 – 7 MINUTI di Michele Placido con F. Mannoia, A. Angiolini, O. Piccolo, C. Capotondi
domenica 20 novembre:
ore 16 – KUBO E LA LEGGENDA DELLA SPADA MAGICA
ore 18.15 e 20.30 – 7 MINUTI di Michele Placido con F. Mannoia, A. Angiolini, O. Piccolo
martedì 22 novembre:
ore 18.30 – 7 MINUTI (€ 4)
ore 20.15  e 21.30 – FREAKS  (ANTEPRIMA FILM INDIMENTICABILI – ingresso € 4)
versione originale sottotitolata in italiano
mercoledì 23 novembre:
ore 18.30 – KUBO E LA LEGGENDA DELLA SPADA MAGICA (€ 4)
ore 21 – CAFE’ SOCIETY  (cineforum – ingresso € 4)
giovedì 24  novembre:
ore 18 e 20.30 – DOMANI  (cine               ma di classe – ingresso € 5)
Saranno presenti in sala STEFANO BIANCHI – presidente di AIAB VENETO (Associazione Italiana Agri coltura Biologica) e MASSIMO RENNO – presidente di AEres-Venezia per l’altraeconomia.

TROLLS di M. Mitchell
È il progetto DreamWorks più atteso dell’anno ed è anche tra i più misteriosi. Finora infatti non era trapelata alcuna immagine di Trolls che ci facesse capire qualcosa di più su questo adattamento cinematografico ispirato ai celebri bambolotti danesi dotati di folte chiome coloratissime.
Trolls è già stato descritto come una commedia musicale che racconterà le origini di questi strani personaggi e di come hanno ottenuto le loro vivaci e colorate capigliature.
La commedia musicale  “Trolls“, distribuita dalla 20th Century Fox, uscirà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 27 ottobre 2016. Il nuovo film di animazione diretto da Mike Mitchell e Walt Dohrn, basato sulle Troll dolls ideate da Thomas Dam, ha come protagonisti La Principessa Poppy e Branch, rispettivamente doppiati da Anna Kendrick e Justin Timberlake. Tra gli altri doppiatori del film anche: Gwen Stefani, James Corden, Russell Brand, Icona Pop, Kunal Nayyar, Ron Funches e GloZell.
Tutto ha inizio da un‘epica avventura che vede la Principessa Poppy unire le forze con Branch  avventurandosi ben oltre il mondo a loro conosciuto per salvare il re della Foresta dei Troll, che è stato rapito. Questa ricerca metterà a dura prova la loro forza e svelerà il mito di come i troll sono venuti in possesso dei loro capelli dai vivaci colori.
LA MORTE CORRE SUL FIUME
di C. Laughton – versione integrale – sottotitolata in italiano
Bellissimo film che non ottenne il successo che meritava
Harry Powell, pastore protestante, uccide alcune vedove per denaro. Uccide anche Willa Harper, ma i suoi due figlioletti gli danno filo da torcere. Riescono a fuggire da lui allontanandosi sul fiume con una barca. In loro soccorso giunge una cara vecchietta, Rachel, che dà rifugio ai bambini abbandonati. Grande fiaba orrorifica, più per atmosfera che per scene violente, resa convincente da una regia secca e originale. Harry come orco, Rachel come fata e i due fratelli come Hansel e Gretel. La fotografia in bianco e nero di Stanley Cortez è una festa per gli occhi. Le inquadrature grazie alle luci maniacalmente posizionate sono una rilettura dell’espressionismo. Stupenda la sequenza in cui il vecchio scopre il cadavere di Willa, interpretata volutamente sopra le righe da Shelley Winters. Forse la più grande e sfaccettata interpretazione di Mitchum, che sette anni dopo, ne Il promontorio della paura, si calerà in un personaggio molto simile. Tratto dal romanzo di Davis Grubb e girato in poco più di un mese. Laughton, a causa dell’insuccesso commerciale, non poté realizzare la sua trasposizione de Il nudo e il morto di Mailer. Oggetto di culto di molti cinefili è citato apertamente da Neil Jordan nel suo In compagnia dei lupi
DOMANI di M. Laurent
In seguito alla pubblicazione di uno studio che annuncia la possibile scomparsa di una parte dell’umanità da qui al 2100, Cyril Dion e Mélanie Laurent intraprendono un viaggio intorno al mondo per scoprire cosa potrebbe provocare questa catastrofe, ma soprattutto come evitarla. Risultato: una sorprendente, contagiosa e ottimista spinta al cambiamento, a partire già da DOMANI.
La sconfinata vitalità del cinema documentario contemporaneo induce ad aspettarsi dal genere un lavoro di ricerca e di messa a fuoco sulla realtà che vada oltre il resoconto informativo, fino a farsi spaccato a 360°, presa di posizione, sguardo sul mondo e le sue molteplici prospettive. Anche Domani, documentario firmato da Cyril Dion e da Mélanie Laurent arrivato nelle sale italiane dopo l’enorme successo in Francia, coltiva l’ambizione non da poco di dar voce, in maniera al contempo consapevole e didattica, sfaccettata e particolaristica, alle problematiche più rilevanti che investono il pianeta in cui viviamo sotto il profilo sociale, politico ed economico, andando così a toccare svariati settori come l’agricoltura, l’urbanistica, l’energia, l’economia, la democrazia e l’istruzione.
KUBO E LA SPADA MAGICA di T. Knight
Kubo è un cantastorie. Di giorno al villaggio suona e canta le gesta di storie senza un finale, animate davanti al suo pubblico di strada tramite origami; di notte invece si nasconde da un nemico occulto che lo cerca per privarlo dell’unico occhio che gli rimane (l’altro è bendato): il nonno. Ultimo di una famiglia legata alla magia, vive con una madre che sembra aver perso ogni forza per lottare e che, quando il nonno li troverà, scompare nel tentativo di far scappare il figlio. Inizia così il viaggio di Kubo, assieme a uno scarafaggio gigante e una scimmia, alla ricerca di un elmo, un’armatura e una spada che insieme gli consentiranno di sconfiggere l’ingombrante nonno.
Mascherata, tradotta, celata e messa in forma di allegoria, c’è una storia di formazione e di abbandono del nido familiare dietro Kubo e La Spada Magica. E quanto più questo cartone animato in stop motion aggiunge strati che impediscano di scorgere davvero la sua natura, tanto più sembra caricarsi di un senso romantico e perduto. Più cioè si allontana dalla propria essenza (un ragazzo diventa un uomo emancipandosi dalla propria famiglia), più riesce a raccontare questo passaggio condendolo con un’epica presa direttamente dall’intimità inconfessabile di ognuno.
7 MINUTI di M. Placido
L’azienda tessile Varazzi è in procinto di siglare l’accordo che la salverà dalla chiusura immediata. I partner francesi sono pronti a concludere, ma all’ultimo momento consegnano alle undici componenti del consiglio di fabbrica una lettera che chiede loro di sacrificare sette minuti di intervallo al giorno. Il consiglio è composto da nove operaie e un’impiegata, più una rappresentante sindacale, Bianca, dipendente della Varazzi da decenni.
Le componenti del consiglio sono uno spaccato della forza lavoro femminile contemporanea nel nostro Paese: c’è la ventenne neoassunta e la veterana con figlia incinta; c’è l’immigrata africana, quella albanese concupita dal proprietario della fabbrica, quella che prende botte dal marito e la semitossica. Anche l’impiegata è un’ex operaia trasferita in ufficio da quando un incidente sul lavoro l’ha lasciata su una sedia a rotelle. Questa galleria di personaggi denuncia la matrice teatrale di 7 minuti, testo scritto (anche per il grande schermo) da Stefano Massini (la sceneggiatura è cofirmata da Michele Placido e Toni Trupia), che cerca di concentrare in quel pungo di figure femminili quasi tutte le problematiche che affliggono le donne in Italia. La costruzione drammaturgica segue la falsariga de La parola ai giurati, classico del ’57 firmato (per la televisione) da Sidney Lumet di cui è stato realizzato un remake nel 2007 da Nikita Mikhalkov, 12. A Ottavia Piccolo, nei panni di Bianca, tocca il ruolo che fu di Henry Fonda, ovvero la voce della ragione che sa penetrare le coscienze di chi, reagendo di pancia, cerca invece la soluzione più immediata, come Angela, l’operaia napoletana con quattro figli cui dà la presenza “pesciarola” Maria Nazionale: ed è una scelta di casting azzeccata affidare quel ruolo a una cantante, perché la potente voce di Angela sembra voler costantemente sopraffare quella pacata di Bianca. L’altra cantante del cast è Fiorella Mannoia nei panni di Ornella, coetanea di Bianca e memore di un tempo in cui i diritti degli operai erano tutelati: la sua prova di attrice è notevole e inaspettata. Ambra Angiolini presta la sua incazzatura alla combattiva Greta e Violante Placido è un’insolita contabile dall’aspetto dimesso.
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