Programmazione Cinema Italia dal 01-05 al 07-05

 

Lasciati andare di F. Amato
È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia, un analista ebreo, c’è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna, che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera. Quel che si dice un’esistenza avara d’emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra.
Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un’innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.
Baby Boss di T. Mcgrath
Nelle mani del regista di Megamind, Tom McGrath, la vicenda dell’arrivo di un fratellino, raccontata dal punto di vista del fantasioso fratello maggiore, il settenne Tim Templeton, assume proporzioni da pacco-bomba. Il nuovo arrivato, infatti, è un tipo a dir poco originale, indossa un abito completo e stringe in mano una ventiquattrore, possiede (nella versione originale) la voce e l’ironia di Alec Baldwin, e cela un pericoloso segreto. Tim è costretto a scendere a patti con lui: lo aiuterà a portare a termine la sua missione confidenziale, a patto che poi il piccoletto si tolga di torno.
Con ironia e tenerezza la Dreamworks spettacolarizza uno dei momenti più delicati della vita del bambino: la nascita di un fratellino, con la valanga di aspettative infrante che porta con sé e il carico altrettanto pesante di timori che lo accompagnano, primo fra tutti quello di vedersi abbandonare dall’amore dei genitori a suo unico e insopportabile beneficio.
L’altro volto della speranza di A. Kaurismaki
Orso d’argento al Festival di Berlino 2017
Kaurismaki impartisce importanti lezioni senza dimenticare di far sorridere, come solo i grandi del cinema hanno saputo fare.
Khaled è un rifugiato siriano che ha raggiunto Helsinki dove ha presentato una domanda di asilo che non ha molte prospettive di ottenimento. Wilkström è un commesso viaggiatore che vende cravatte e camicie da uomo il quale decide di lasciare la moglie e, vincendo al gioco, rileva un ristorante in periferia. I due si incontreranno e Khaled riceverà aiuto da Wilkström ricambiando il favore. Nella società che li circonda non mancano però i rappresentanti del razzismo più becero.
L’insoddisfazione esistenziale sembra essere ormai connaturata con la vita dell’uomo occidentale. Non è un caso che il film ci mostri all’inizio Wilkström che se ne va da casa lasciando sul tavolo la fede nuziale.
Kaurismaki ha già però provveduto a metterci sull’avviso: ci sono ben altre tensioni che attraversano il mondo e il volto di Khaled, nero del carbone in cui si è nascosto, ce lo testimonia. Il Maestro finlandese continua a visitare il suo mondo di emarginati ed autoemarginati dalla vita ai quali non è concesso di mostrarsi troppo malinconici (anche se lo sono) e che a buon diritto possono provare gli stessi sentimenti dello Shylock shakespeariano.
A partire da Miracolo a Le Havre in questo universo si è però inserito, con la forza dirompente di un estremo bisogno di solidarietà, il tema dell’immigrazione. Kaurismaki non crede in una religione ed esonera da questo compito anche il suo protagonista siriano, liberandolo così da quel marchio che l’ISIS gli ha imposto e che l’Occidente più retrivo è stato ben lieto di potergli indiscriminatamente applicare. Crede però nell’umanità e i suoi personaggi, a differenza di sacerdoti e leviti, sono buoni samaritani in cui l’egoismo cerca magari di farsi strada ma senza troppe possibilità di successo.
Famiglia all’improvviso
istruzioni non incluse di H. Gèlin
Un film che tocca corde profonde e tesissime, senza rimpianti e con un Omar Sy come sempre perfetto.
Samuel è un eterno adolescente, uno che vive in vacanza dalle responsabilità della vita, che non riesce a fermare il divertimento nemmeno quando l’ora si fa tarda. Poi, una mattina, bussa alla sua porta una vecchia fiamma, la ragazza di un’estate, Kristin, di cui Samuel non serba quasi ricordo e gli mette in braccio un neonato, Gloria: sua figlia. Kristin sale quindi su un taxi e sparisce letteralmente nulla. Samuel la rincorre a Londra, convinto che si tratti di un disguido rapidamente risolvibile, ma otto anni dopo lui e Gloria sono ancora insieme, più legati che mai.
Se fosse un esercizio di ginnastica, un movimento del corpo, il film di Hugo Gélin sarebbe una capovolta. Un movimento acrobatico, a suo modo spettacolare, che però è alla portata di tutti; un’inversione, come quella nascosta nel titolo originale: “Demain tout commence”, e nel meccanismo al centro del film stesso, che non si può svelare senza pregiudicarne in parte la visione.
Una capriola come quelle all’ordine del giorno nel lavoro londinese di Samuel, lo stuntman, nel quale l’impatto è reale, inevitabile, ma l’abilità del professionista sta nel saperlo controllare, nell’andarci incontro nel migliore e più sicuro dei modi. In questo senso, nonostante sia il primo a lamentarsi dello scherzo della sorte e a dire che “non si fa un bambino con un altro bambino”, Samuel si rivela presto un professionista della paternità, che mette il suo “lavoro” al centro di tutto e adatta la sua vita di conseguenza. Questa è la parte su cui il film si concentra di più, giustamente, perché quando, per l’appunto con una capovolta, il quadro cambia radicalmente, nello spettatore non deve andar perso il sapore della prima parte, un sapore di felicità, e Omar Sy, dopo Quasi amici è una perfetta garanzia in questo senso.
Storie come queste possono generare grande adesione ma anche un istintivo rifiuto, perché toccano corde profonde e tesissime, eppure ci sono almeno due ragioni che stanno saldamente dalla parte di Famiglia all’improvviso : la prima è che non c’era un altro modo di raccontare questa storia; non sarà nuovo, sarà smussato dai tratti più spigolosi, ma quello scelto dagli sceneggiatori è probabilmente l’approccio migliore a disposizione; e poi è un film senza rimpianti, almeno da parte dei protagonisti, e in questo genere di racconti sono i rimpianti a secernere retorica, ragion per cui la loro assenza è di per sé un bella notizia.

Programmazione Cinema Italia dal 25-04 al 30-04

Footprints. Il cammino della vita. di  J.M. Cotelo
Un documentario che cerca di mettere la terra, il fango, la pioggia, la fatica, la malattia in un’area di non detto privilegiando stupende inquadrature dall’alto di luoghi incantevoli.
In Arizona pubblicarono questo annuncio: “Cerchiamo persone disposte a percorrere 1.000 km, camminando per 40 giorni. Non si offrono certezze di arrivare a destinazione, ma si assicurano giornate di sofferenza intensa, con caldo e freddo in parti uguali. Le lesioni muscolari e le vesciche sono più che probabili, così come lo scoraggiamento che inviterà ad abortire il piano. Si dormirà poco, alcune notti sulla dura terra o in un sacco a pelo sotto la pioggia. Se qualcuno perderà il sentiero, dovrà camminare più chilometri del previsto, così godrà più a lungo della bellezza incomparabile dei paesaggi della Spagna. Coloro che hanno già affrontato questo Cammino nel corso dei secoli, assicurano che aiuta a scoprire il senso della propria esistenza.” Chi vuole provarci? Un maestro di zumba, un filosofo, un pittore, un fotografo, un meccanico, un sacerdote, un musicista, un ingegnere, uno sportivo: non ci sono due persone simili, in questo gruppo di pellegrini. Forse l’unica cosa che li accomuna è l’essere dei folli. Hanno accettato una proposta assurda, senza pensarci troppo. Si sono conosciuti pochi giorni prima di iniziare il camino, non sospettando che l’esperienza del Cammino di Santiago li avrebbe uniti per sempre. Passo dopo passo, perdute molte cose che ritenevano imprescindibili, ne hanno trovate altre che neanche cercavano. per questo, all’arrivo a Santiago, non erano più gli stessi. E’ il punto misterioso di un pellegrinaggio.
Il segreto di  Jim Sheridan
Jim Sheridan, filmmaker irlandese pluripremiato per Il mio piede sinistro e Nel nome del padre, si torna sul grande schermo con Il segreto (The Secret Scripture, Irlanda, 2016), portato alla luce da un cast che vanta la presenza di Vanessa Redgrave, Rooney Mara, Eric Bana, Theo James, insieme agli irlandesi Aidan Turner, Jack Reynor e Tom Vaughan-Lawlor.
La trama è dedicata alla centenaria Roseanne McNulty (Vanessa Redgrave), rinchiusa nell’ospedale psichiatrico irlandese Roscommon, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. La donna molto bella in gioventù (interpretata da Rooney Mara), ormai aspetta la fine dei suoi giorni, sedata e in solitudine, sino a quando le politiche governative decretando la chiusura dell’istituto, spingono il Dr. William Gene (Eric Bana) a ricostruire la storia clinica di Roseanne e risalire al motivo della sua degenza. In palese difficoltà e mettendo da parte la professionalità, sarà William a scoprire, nascosto sotto le assi del pavimento, il libro di memorie scritto dalla donna e il segreto che cela.
Tratto dall’omonimo best seller di Sebastian Barry, vincitore del prestigioso James Tait Black Memorial Prize, il Premio Libro dell’Anno ai Costa Award e il Premio Romanzo dell’Anno e Choice Award agli Irish Book Award, l’adattamento cinematografico di Johnny Ferguson (Gangster No. 1), porta sul grande schermo la misteriosa e tragica storia della centenaria paziente, svelata dal suo psichiatra, insieme a un amore grande quanto le ingiustizie affrontate con coraggio dalla donna in gioventù.
 
I corti della FICE – edizione 2017 di  AA.VV.
La Presidenza nazionale Federazione Cinema d’Essai anche quest’anno propone la significativa rassegna di Cortometraggi FICE che compongono la XVIII edizione dell’iniziativa “Cortometraggi che passione”.
Si tratta dei seguenti titoli:
A CASA MIA di Mario Piredda (15’), vincitore del David di Donatello 2017
A METÀ LUCE di Anna Gigante (15’)
BELLISSIMA di Alessandro Capitani (12’), vincitore del David di Donatello 2016
GIRO DI GIOSTRA di Massimiliano Davoli (15’)
IL POTERE DELL’ORO ROSSO di Davide Minnella (15’), Premio ANEC-FICE a Cortinametraggio 2016
GLI INVISIBILI di Adriana Riondato (8’)
Phantom Boy di J-L. Felicioli, A. Gagnol
New York. Leo è un ragazzino di undici anni, malato di leucemia, che ha la capacità di uscire dal suo corpo e, come un fantasma invisibile a tutti, passare attraverso le pareti e volare in cielo. In ospedale, dove viene ricoverato per le cure necessarie alla malattia, incontra Alex, un ispettore di polizia ferito da un misterioso malvivente sfigurato. Grazie ai poteri straordinari del ragazzo, l’ispettore potrà ritornare sulle tracce del gangster, che minaccia di distruggere la città con un potente virus informatico…
Dalla Ville Lumière alla Grande Mela, da Un gatto a Parigi a Phantom Boy. Diversa ambientazione geografica, ma identico tratto di matita, semplice e funzionale, e stesse atmosfere noir, colte e citazioniste. Il nuovo lungometraggio di animazione di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol si muove dunque lungo le coordinate del poliziesco, più precisamente dell’hard boiled, mettendo in scena con un’angolatura narrativa originale una detective story nata in stanza d’ospedale (con l’undicenne Leo, in cura chemioterapica, a sostenere con i suoi poteri segreti l’azione del poliziotto Alex) e, prima ancora, nella quiete domestica familiare (con il ragazzo a leggere alla sorellina, prima di addormentarsi, un albo di fumetti action, la sua passione).
Sostenuto da un plot ricco di slanci, animato da una tensione interna che pesca con cura nell’immaginario della detection, non privo, come è naturale, di momenti ironici e situazioni comiche, Phantom Boy pulsa di una carica umana ammirevole, rintracciabile sia nella lucidità con cui il ragazzo affronta la grave malattia, sia nella “giusta distanza” emotiva con cui i suoi genitori ne seguono il decorso. Con i poteri straordinari di cui dispone, Leo arriva a indossare i panni di quell’eroe da sempre immaginato che, liberato da un corpo-zavorra e da una patologia degenerativa, si fa paladino delle sorti della popolazione. E il film, incentrato su questo cardine narrativo, tanto azzardato in sede di sceneggiatura quanto solido nella sua traduzione in immagini, addossa su di sé, rilasciandoli allo spettatore, i desideri di un adolescente e la forza liberatoria della fantasia, gli intrighi “neri” di derivazione letteraria e un coinvolgente profumo di famiglia che non viene mai meno..
Lasciati andare di F. Amato
È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia, un analista ebreo, c’è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna, che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera. Quel che si dice un’esistenza avara d’emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra.
Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un’innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.

Baby Boss di T. Mcgrath

Nelle mani del regista di Megamind, Tom McGrath, la vicenda dell’arrivo di un fratellino, raccontata dal punto di vista del fantasioso fratello maggiore, il settenne Tim Templeton, assume proporzioni da pacco-bomba. Il nuovo arrivato, infatti, è un tipo a dir poco originale, indossa un abito completo e stringe in mano una ventiquattrore, possiede (nella versione originale) la voce e l’ironia di Alec Baldwin, e cela un pericoloso segreto. Tim è costretto a scendere a patti con lui: lo aiuterà a portare a termine la sua missione confidenziale, a patto che poi il piccoletto si tolga di torno.
Con ironia e tenerezza la Dreamworks spettacolarizza uno dei momenti più delicati della vita del bambino: la nascita di un fratellino, con la valanga di aspettative infrante che porta con sé e il carico altrettanto pesante di timori che lo accompagnano, primo fra tutti quello di vedersi abbandonare dall’amore dei genitori a suo unico e insopportabile beneficio.

ALLE RADICI DELLA VITA – JUNIOR

Il Cinema Italia
una rassegna di film per bambini collegata all’ambiente, all’ecologia ed alla natura.
ALLE RADICI DELLA VITA – JUNIOR

L’ecologia integrale dell’Enciclica “Laudato Sì” attraverso il
cinema. L’iniziativa culturale, prende spunto dall’Enciclica di Papa Francesco e tratta il tema dell’ambiente.
“L’ecologia integrale come paradigma concettuale.
Da un punto di vista concettuale, papa Francesco assume il termine “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche preoccupazione “verde”, ma in quello ben più profondo di approccio a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole
parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è all’immagine di ecosistema.
L’ecologia integrale diventa così il paradigma capace di tenere insieme fenomeni e problemi ambientali (riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento delle risorse, deforestazione, ecc.) con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità e la bellezza degli spazi urbani o il sovraffollamento dei trasporti pubblici. Ancora di più, l’attenzione ai legami e alle relazioni
consente di utilizzare l’ecologia integrale anche per leggere il rapporto con il proprio corpo (n. 155), o le dinamiche sociali e istituzionali a tutti i livelli: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana» (n. 142).
Si può quindi parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione» (ivi).
I film proposti sono:

– PANTHOM BOY di Jean-Loup Felicioli, Alain Gagnol
22 aprile ore 18.20, 23 aprile ore 18.20 e 29 aprile ore 18.20
Vincitore del Future Film Festival 2016

New York. Leo è un ragazzino di undici anni, malato di leucemia, che ha la capacità di uscire dal suo corpo e, come un fantasma invisibile a tutti, passare attraverso le pareti e volare in cielo. In ospedale, dove viene ricoverato per le cure necessarie alla malattia, incontra Alex, un ispettore di polizia ferito da un misterioso malvivente sfigurato. Grazie ai poteri straordinari del ragazzo, l’ispettore potrà ritornare sulle tracce del gangster, che minaccia di distruggere la città e l’ambiente con un potente virus informatico…

– SASHA E IL POLO NORD di Rémi Chayé
13 maggio ore 18.20, 20 maggio ore 18.20, 23 maggio ore 18.20, 28 maggio ore 18.20

San Pietroburgo, 1882. Sasha, una giovanissima aristocratica russa, sogna il Grande Nord e si strugge per suo nonno Oloukine, un rinomato esploratore dell’Artico che non ha mai fatto ritorno dall’ultima spedizione alla conquista del Polo Nord. Oloukine ha trasmesso la sua vocazione a Sasha, ma i genitori della ragazza meditano di darla presto in sposa, e hanno già organizzato per lei le nozze. Sasha però si ribella a questo destino e decide di partire alla ricerca di Oloukine, verso il Grande Nord…

– RICHARD MISSIONE AFRICA di Toby Genkel
02 giugno ore 18.20, 04 giugno ore 18.20, 10 giugno ore 18.20, 11 giugno ore 18.20

Il passero Richard viene adottato e cresciuto da una famiglia di cicogne ma incontra i primi problemi quando, con l’avvicinarsi dell’inverno, le cicogne devono migrare in Africa e anche lui vuole andare con loro. Così inizia a viaggiare attraverso l’Europa in compagnia di un eccentrico gufo e di un parrocchetto narcisista, con il desiderio di dimostrare alla “sua” famiglia di cicogne di essere anche lui una cicogna.

– NOCEDICOCCO – IL PICCOLO DRAGO di Nina West.
24 giugno ore 18.15, 25 giugno ore 18.15, 01 luglio ore 18.15 e 2 luglio ore 18.15

Nocedicocco è un giovane esemplare di drago che vive, insieme ai suoi genitori e amici, in un clan di draghi che, nel tempo, sono diventati famosi in tutto il mondo per merito della loro forza, derivata dal saper sputare fuoco. La fonte di questo potere è racchiusa nell’erba del fuoco, ed è proprio Nocedicocco a dover provvedere alla sua salvaguardia.
Qualcosa però rompe l’armonia: per difendere un giovane vitellino che sta per essere mangiato da altri draghi, Nocedicocco trascura il suo compito e l’erba del fuoco finisce per causare un enorme incendio. Sarà compito del protagonista di “Nocedicocco – Il piccolo drago” risolvere l’incresciosa situazione.

ALLE RADICI DELLA VITA – rassegna sull’ecologia

Il Cinema Italia
una rassegna di film collegate all’ambiente, all’ecologia ed alla natura.
ALLE RADICI DELLA VITA
L’ecologia integrale dell’Enciclica “Laudato Sì” attraverso il
cinema. L’iniziativa culturale, prende spunto dall’Enciclica di Papa Francesco e tratta il tema dell’ambiente.
“L’ecologia integrale come paradigma concettuale.
Da un punto di vista concettuale, papa Francesco assume il termine “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche preoccupazione “verde”, ma in quello ben più profondo di approccio a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole
parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è all’immagine di ecosistema.
L’ecologia integrale diventa così il paradigma capace di tenere insieme fenomeni e problemi ambientali (riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento delle risorse, deforestazione, ecc.) con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità e la bellezza degli spazi urbani o il sovraffollamento dei trasporti pubblici. Ancora di più, l’attenzione ai legami e alle relazioni
consente di utilizzare l’ecologia integrale anche per leggere il rapporto con il proprio corpo (n. 155), o le dinamiche sociali e istituzionali a tutti i livelli: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana» (n. 142).
Si può quindi parlare di una dimensione sociale dell’ecologia, o meglio di una vera e propria «ecologia sociale [che] è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione» (ivi).
La potenza del paradigma dell’ecologia integrale appare pienamente nella sua capacità di analisi, e quindi di rintracciare una radice comune a fenomeni che, presi separatamente, non possono essere davvero compresi: «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (n. 139).
In altre parole, «non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (n. 49)”. (G.Costa, P. Foglizzo – L’ECOLOGIA INTEGRALE,
Aggiornamenti Sociali – Agosto- Settembre 2015)
I film proposti sono
– LA TARATARUGA ROSSA di Michaël Dudok de Wit
Un’opera semplice e metaforica che disegna la vita attraverso le sue tappe ed esprime un rispetto profondo per la natura e la natura umana.
La tartaruga rossa debutta con una tempesta in alto mare. Onde gigantesche frangono con furore lo schermo. Un naufrago è al cuore di quel movimento poderoso. Tra l’uomo e la natura si scatena una guerra ineguale. Il motivo è dato ma il sontuoso film d’animazione di Michaël Dudok de Wit si prende tutto il tempo per rovesciarlo nel suo contrario: un’emozionante storia di riconciliazione e di fusione amorosa. Perché quella che dispiega La tartaruga rossa è una forza misteriosa, qualche volta accogliente e qualche altra riluttante, qualche volta impassibile, qualche altra instabile.
Animato a mano con acquerello e carboncino, La tartaruga rossa respira con la natura e parla la sua lingua. Senza dialoghi, questo racconto contemplativo si esprime attraverso la luce cangiante, il fragore di un temporale, lo schianto di un tuono, lo scroscio di una corrente di acqua dolce, il crepitio del fuoco, l’infrangersi delle onde, il fruscio delle foglie.
– FOOTPRINTS – IL CAMMINO DELLA VITA di Juan Manuel Cotelo
Un documentario che cerca di mettere la terra, il fango, la pioggia, la fatica, la malattia in un’area di non detto privilegiando stupende inquadrature dall’alto di luoghi incantevoli.
Il cammino non è solo fatica ma è ricco di conforti e stimoli spirituali: la messa ogni giorno, il rosario da recitare camminando, i momenti di riposo impiegati con un lettura spirituale, la visita a Loyola, la città natale di S. Ignazio; il conforto di scoprire, davanti alla sua statua, che anche San Francesco compì il pellegrinaggio fino alla tomba di San Giacomo, per impetrare una intercessione a favore dell’ordine che stava per costituire; l’arrivo al Santo Toribio de Liebana dov’è conservata una reliquia della Santa Croce; il sudario di Cristo nella cattedrale di Oviedo. Da quel momento in poi, ogni prova psicologica è stata superata e una gioia contagiosa anima tutto il gruppo: l’obiettivo è stato raggiunto ancor prima di arrivare a Compostela: tutte le prove sono state superate ed è come se da quel momento tutto il pellegrinaggio fosse in discesa fino alla meta.
Juan Manuel Cotelo è riuscito, con questa docu-fiction, a raggiungere un obiettivo arduo ma entusiasmante: raccontare la storia di un viaggio spirituale e ha realizzato, fra i tanti film e documentari sullo stesso tema, forse l’opera più approfondita sul Cammino di Santiago de Compostela, che ha attirato da secoli santi e comuni peccatori.
Un’ottima fotografia fa onore ai magnifici paesaggi che si incontrano lungo il percorso e, nella sua produzione più recente, è forse il lavoro più compiuto e armonioso realizzato da Cotelo
– ALLA RICERCA DI UN SENSO di Marc de la Ménardière e Nathanael Coste
film sottotitolato in italiano
Alla ricerca di un senso è un film on demand nel vero senso della parola: a disposizione cioè di qualunque associazione, scuola o gruppo di cittadini ne faccia richiesta, e già in questo sta la sua singolarità. Non si tratta infatti di un classico documentario pensato, scritto, prodotto e distribuito, ma di un film nato dalle spontanee esigenze degli autori, amici d’infanzia, che si sono ritrovati dopo 10 anni che non si vedevano: Marc de la Ménardière e Nathanael Coste, geografo
È significativo che a porsi domande sul senso della vita e sullo scollamento tra l’uomo e la terra che gli dà i mezzi di sostentamento ma che lui spesso neanche vede, costretto com’è per tutta la vita a vivere dentro scatole, siano ragazzi di meno di 30 anni. Tocca infatti agli esponenti delle nuove generazioni, che hanno avuto in eredità un mondo depredato dall’ingordigia delle multinazionali, dove in pochissimi possiedono una ricchezza oscena in confronto ai milioni di poveri totali, provare a fare quello che i loro genitori non sono stati in grado di ottenere: rendere la terra un luogo più vivibile e cooperare per uno sfruttamento che assecondi i cicli della natura, senza veleni e pesticidi, lasciando spazio all’individuo per riconnettersi con le proprie esigenze interiori.
– BANDIZE – STORIE VENETE DI CONFINE di Alessio PAdovese
23 maggio ore 21 e 24 maggio ore 18.20
Bandiza era il termine con cui si indicava il confine fra due province, nel film-documentario è la frontiera spazio-temporale tra le storie raccontate. Il film-documentario fa vedere un territorio devastato da uno dei peggiori inquinamenti in Italia e nell’intera Europa, una terra dei fuochi nordestina: fumi degli inceneritori, polluzione dovuta al traffico o a industria pesante. Inoltre mostra opere che consumano contrade, ambiente e persone. Dalle montagne delle Dolomiti bellunesi, dalle foci del fiume a Rovigo, alla pianura padana, alle città del Veneto.
All’ inizio del documentario un bambino, stanco del traffico, conta i tir che passano vicino alla sua casa, dai 500 ai 1000 al giorno. Ha in testa un rumore continuo, giorno e notte, insopportabile e si chiede quale sarà il suo futuro.
Si è data voce a storie venete, di grande peso sociale, di persone alle quali è stata rubata la possibilità di avere un sostentamento economico, senza la possibilità di lavorare, con la consapevolezza di aver perso tutto.
Prossimamente sarà pronta anche la rassegna, con lo stesso tema, indirizzata ai ragazzi.
Speriamo di vedervi numerosi e vi rimandiamo all’allegata locandina.
Buona Pasqua.

Programmazione Cinema Italia dal 17-04 al 23-04

La bella e la bestia di Bill Condon
Ventisei anni dopo il film d’animazione che per primo sfondò la barriera della nomination all’Oscar come Miglior Film, la Disney torna su quei luoghi incantanti: il villaggio francese di Belle e il castello stregato della Bestia, dove un orologio, un candelabro, una teiera e la sua tazzina, il piccolo Chicco, trascorrono l’esistenza prede di un sortilegio, sperando che non cada anzitempo l’ultimo petalo di una rosa o non torneranno mai più umani.
Il film di Bill Condon arriva evidentemente sull’onda degli altri remake in live action dei classici Disney, ma sceglie una strada differente rispetto, per esempio, alla revisione di Cenerentola firmata da Kenneth Branagh.

Footprints. Il cammino della vita. di J.M. Cotelo
Un documentario che cerca di mettere la terra, il fango, la pioggia, la fatica, la malattia in un’area di non detto privilegiando stupende inquadrature dall’alto di luoghi incantevoli.
In Arizona pubblicarono questo annuncio: “Cerchiamo persone disposte a percorrere 1.000 km, camminando per 40 giorni. Non si offrono certezze di arrivare a destinazione, ma si assicurano giornate di sofferenza intensa, con caldo e freddo in parti uguali. Le lesioni muscolari e le vesciche sono più che probabili, così come lo scoraggiamento che inviterà ad abortire il piano. Si dormirà poco, alcune notti sulla dura terra o in un sacco a pelo sotto la pioggia. Se qualcuno perderà il sentiero, dovrà camminare più chilometri del previsto, così godrà più a lungo della bellezza incomparabile dei paesaggi della Spagna. Coloro che hanno già affrontato questo Cammino nel corso dei secoli, assicurano che aiuta a scoprire il senso della propria esistenza.” Chi vuole provarci? Un maestro di zumba, un filosofo, un pittore, un fotografo, un meccanico, un sacerdote, un musicista, un ingegnere, uno sportivo: non ci sono due persone simili, in questo gruppo di pellegrini. Forse l’unica cosa che li accomuna è l’essere dei folli. Hanno accettato una proposta assurda, senza pensarci troppo. Si sono conosciuti pochi giorni prima di iniziare il camino, non sospettando che l’esperienza del Cammino di Santiago li avrebbe uniti per sempre. Passo dopo passo, perdute molte cose che ritenevano imprescindibili, ne hanno trovate altre che neanche cercavano. per questo, all’arrivo a Santiago, non erano più gli stessi. E’ il punto misterioso di un pellegrinaggio.
..
Loving di Jeff Nichols
Richard Loving vive in una zona rurale della Virginia americana. Sua madre fa la levatrice, lui è muratore, e si diletta a mettere mano ai motori delle automobili per farle vincere alle gare di strada. È innamorato di Mildred, ricambiato, e la porta a Washington per sposarla. Ma è il 1959 e la Virginia punisce con il carcere le unioni miste. Al bianco Richard e alla nera Mildred non resta che dichiararsi colpevoli e accettare un esilio di 25 anni in un altro stato. Grazie all’interessamento della lega per i diritti civili, il caso Loving versus Virginia arriverà fino alla corte Suprema.
Il bianco può essere un colore accecante e doloroso. È quello che sperimenta il personaggio di Richard Loving uscendo dal buio della notte e della cella e scontrandosi con l’abbagliante luce del sole e con la durezza dello sceriffo locale e della sua ideologia separatista.

Alla ricerca di un senso di N. Coste e M. de la Menardiere
Alla ricerca di un senso è un film on demand nel vero senso della parola: a disposizione cioè di qualunque associazione, scuola o gruppo di cittadini ne faccia richiesta, e già in questo sta la sua singolarità. Non si tratta infatti di un classico documentario pensato, scritto, prodotto e distribuito, ma di un film nato dalle spontanee esigenze degli autori, amici d’infanzia, che si sono ritrovati dopo 10 anni che non si vedevano: Marc de la Ménardière a 26 anni vive a New York e ha un lavoro prestigioso per una grande azienda francese, che lo mette a contatto quotidianamente col glamour e le celebrità (in pratica, si tratta di vendere l’acqua d’Oltralpe agli americani), mentre Nathanael Coste, geografo, ha realizzato dei documentari sull’ambiente e si è occupato tra l’altro dei problemi della distribuzione dell’acqua (non certo in bottiglia) in India.
Prima di tornarci, Nathanael lascia a Marc alcuni di questi film, che lui vede quando è costretto a casa per un incidente che lo immobilizza. Da lì, inizia a porsi delle domande sul senso di quello che è e quello che fa e decide di lasciare il lavoro, tra lo sconcerto dei suoi famigliari, e raggiungere l’amico in India, dove fanno le prime interviste. Quando tornano, visionando il materiale, decidono di continuare il loro viaggio alla ricerca di forme di vita alternative a quelle che conosciamo e lì nasce l’idea di un film, che vede la luce dopo 5 anni, una campagna di crowdfunding che permette di pagare la post-produzione e arriva alla gente, autodistribuito, completando un ciclo virtuoso.
È significativo che a porsi domande sul senso della vita e sullo scollamento tra l’uomo e la terra che gli dà i mezzi di sostentamento ma che lui spesso neanche vede, costretto com’è per tutta la vita a vivere dentro scatole, siano ragazzi di meno di 30 anni. Tocca infatti agli esponenti delle nuove generazioni, che hanno avuto in eredità un mondo depredato dall’ingordigia delle multinazionali, dove in pochissimi possiedono una ricchezza oscena in confronto ai milioni di poveri totali, provare a fare quello che i loro genitori non sono stati in grado di ottenere: rendere la terra un luogo più vivibile e cooperare per uno sfruttamento che assecondi i cicli della natura, senza veleni e pesticidi, lasciando spazio all’individuo per riconnettersi con le proprie esigenze interiori.
A chi è già sensibile a questi problemi possono sembrare a tratti ovvie le risposte che gli intervistati danno a Marc, ma è significativo che si trovino tutti sulla stessa lunghezza d’onda, ovunque vivano e attuino la loro alternativa di vita e qualunque sia la loro identità e il loro lavoro: l’astrofisico, lo sciamano, i coltivatori di agroecologia, il filosofo, il biologo o la psicoterapeuta concordano sul fatto che un vecchio modello sta morendo e che non si debba rianimarlo ma pensare a nuovi modi di vita che in parte costituiscono nel recuperare la conoscenza della terra e i vecchi metodi di coltivazione.
Saper ascoltare, saper domandare, cercare ognuno il proprio senso della vita: è questo che si propongono Marc De La Ménardière e Nathanael Coste col loro lavoro (in cui tra l’altro ci ricordano anche quanto è bello e vario il mondo): suscitare un dibattito e una consapevolezza anche nel più abitudinario ed esaurito tra di noi. Anche se non tutti – molto pochi a dire il vero – possono permettersi di lasciare il lavoro o di frequentare seminari di meditazione dall’altra parte del mondo, ognuno a modo suo può trovare il suo spazio di ricerca interiore, fare pace con se stesso e con il mondo che lo circonda. In un pianeta di cui siamo ospiti e che abbiamo sempre trattato da colonizzatori, fermarci a riflettere e ad analizzare la causa della nostra insoddisfazione è il minimo che possiamo fare e la visione di Alla ricerca di un senso può essere di stimolo per farlo.

Phantom Boy di J-L. Felicioli, A. Gagnol
New York. Leo è un ragazzino di undici anni, malato di leucemia, che ha la capacità di uscire dal suo corpo e, come un fantasma invisibile a tutti, passare attraverso le pareti e volare in cielo. In ospedale, dove viene ricoverato per le cure necessarie alla malattia, incontra Alex, un ispettore di polizia ferito da un misterioso malvivente sfigurato. Grazie ai poteri straordinari del ragazzo, l’ispettore potrà ritornare sulle tracce del gangster, che minaccia di distruggere la città con un potente virus informatico…
Dalla Ville Lumière alla Grande Mela, da Un gatto a Parigi a Phantom Boy. Diversa ambientazione geografica, ma identico tratto di matita, semplice e funzionale, e stesse atmosfere noir, colte e citazioniste. Il nuovo lungometraggio di animazione di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol si muove dunque lungo le coordinate del poliziesco, più precisamente dell’hard boiled, mettendo in scena con un’angolatura narrativa originale una detective story nata in stanza d’ospedale (con l’undicenne Leo, in cura chemioterapica, a sostenere con i suoi poteri segreti l’azione del poliziotto Alex) e, prima ancora, nella quiete domestica familiare (con il ragazzo a leggere alla sorellina, prima di addormentarsi, un albo di fumetti action, la sua passione).
Sostenuto da un plot ricco di slanci, animato da una tensione interna che pesca con cura nell’immaginario della detection, non privo, come è naturale, di momenti ironici e situazioni comiche, Phantom Boy pulsa di una carica umana ammirevole, rintracciabile sia nella lucidità con cui il ragazzo affronta la grave malattia, sia nella “giusta distanza” emotiva con cui i suoi genitori ne seguono il decorso. Con i poteri straordinari di cui dispone, Leo arriva a indossare i panni di quell’eroe da sempre immaginato che, liberato da un corpo-zavorra e da una patologia degenerativa, si fa paladino delle sorti della popolazione. E il film, incentrato su questo cardine narrativo, tanto azzardato in sede di sceneggiatura quanto solido nella sua traduzione in immagini, addossa su di sé, rilasciandoli allo spettatore, i desideri di un adolescente e la forza liberatoria della fantasia, gli intrighi “neri” di derivazione letteraria e un coinvolgente profumo di famiglia che non viene mai meno.

Il segreto di Jim Sheridan
Jim Sheridan, filmmaker irlandese pluripremiato per Il mio piede sinistro e Nel nome del padre, si torna sul grande schermo con Il segreto (The Secret Scripture, Irlanda, 2016), portato alla luce da un cast che vanta la presenza di Vanessa Redgrave, Rooney Mara, Eric Bana, Theo James, insieme agli irlandesi Aidan Turner, Jack Reynor e Tom Vaughan-Lawlor.
La trama è dedicata alla centenaria Roseanne McNulty (Vanessa Redgrave), rinchiusa nell’ospedale psichiatrico irlandese Roscommon, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale. La donna molto bella in gioventù (interpretata da Rooney Mara), ormai aspetta la fine dei suoi giorni, sedata e in solitudine, sino a quando le politiche governative decretando la chiusura dell’istituto, spingono il Dr. William Gene (Eric Bana) a ricostruire la storia clinica di Roseanne e risalire al motivo della sua degenza. In palese difficoltà e mettendo da parte la professionalità, sarà William a scoprire, nascosto sotto le assi del pavimento, il libro di memorie scritto dalla donna e il segreto che cela.
Tratto dall’omonimo best seller di Sebastian Barry, vincitore del prestigioso James Tait Black Memorial Prize, il Premio Libro dell’Anno ai Costa Award e il Premio Romanzo dell’Anno e Choice Award agli Irish Book Award, l’adattamento cinematografico di Johnny Ferguson (Gangster No. 1), porta sul grande schermo la misteriosa e tragica storia della centenaria paziente, svelata dal suo psichiatra, insieme a un amore grande quanto le ingiustizie affrontate con coraggio dalla donna in gioventù.